L’Architetto ai tempi del Covid-19

E così, da un giorno all’altro, con un crescendo paradossale, ci siamo ritrovati tutti confinati.

Io personalmente faccio il massimo tifo per tutti i professionisti della sanità. Un vanto di questo ns. paese.
Ho vissuto all’estero e so bene cosa significhi, anche psicologicamente, pensare 10 volte prima di interpellare un medico perchè non sappiamo se la ns. malattia sarà riconosciuta tra quelle coperte dalla assicurazione.
Perchè se non lo fosse, il costo probabilmente sarebbe insostenibile. Un solo tampone per verificare il virus pare costi intorno ai 3.200,00$ negli Stati Uniti.

Ma un professionista, un tecnico, abituato ad un colloquio continuo con la Committenza, con le imprese. Abituato a girare per uffici tecnici di Municipio, di Dipartimento, delle Sovraintendenze, come lavora in questo caso?

Noi siamo una piccola squadra. E siamo abituati ormai da tanti anni a gestire gran parte del ns. lavoro utilizzando mezzi informatici.
I files del ns. lavoro sono localizzati sul Drive di Google. Ci possiamo accedere sia da studio che da casa, da remoto. In vari modi.
Utilizziamo Slack per creare delle Chat per ogni commessa/progetto. Chat nelle quali ci scambiamo informazioni, files, etc.
Usiamo anche una app per gestire la sequenza e la tempistica delle cose da fare. Il Workflow, come direbbero i miei amici anglosassoni. Questa app è Todoist.

Insomma, già da tempo, e forse proprio in virtù della peculiarità del ns. lavoro, i fondamenti della attività sono sul WEB o nel Cloud, se preferite.
Ci manca la possibilità di vederci direttamente. Di scambiarci un’occhiata e capire cosa fare. Ma, nel breve periodo, sono cose superabili.

Anche con i Committenti la cosa si risolve bene. Abbiamo WhatsApp che ormai ognuno usa. Abbiamo le email. Con le imprese, seppur con qualche difficoltà, la cosa è simile, e con un po’ di buona volontà dalle parti, si riesce ad andare avanti.

Il problema è quello dell’interfaccia con la Pubblica Amministrazione. Qui si entra in un campo delicato. Non è solo una questione di strumenti informatici. Ma dell’uso che ne viene fatto.
Mi spiego.

In un quadro normativo che necessita, spesso, di interpretazione, i tecnici della PA sono abituati al giuoco del non “prendersi responsabilità”. Ben sapendo che qualsiasi cosa riporti la loro firma gli si potrebbe ritorcere contro. E sopratutto che, in una qualsiasi causa, loro sarebbero chiamati in prima battuta a risponderne (economicamente e penalmente). Cercano quindi, con abilità “bizantina”, di evitare a tutti i costi di “lasciare traccia scritta” delle loro interpretazioni.

Il colloquio, tra Professionista incaricato di espletare una pratica edilizia e Tecnico della PA incaricato di riceverla e valutaria, è necessario e fondamentale per il corretto procedere delle pratiche stesse.

In tempi “normali” questo colloquio avviene per via “orale“. Senza lasciare traccia di se.

Se si pensasse, sulla scorta delle opportune misure di riduzione delle interazioni personali dettate dalla necessità di ridurre il Contagio da Virus, di trasportare questa consuetudine, sul piano della scrittura delle email, o di altre forme sostanziate dal WEB, credo che di fatto si otterrebbe un blocco delle attività.

Un blocco delle attività di autorizzazione e programmazione edilizia che di fatto porterebbe un grandissimo danno a tutta quella parte di economia che ruota attorno alla “piccola e media” edilizia. Ristrutturazioni, piccole costruzioni, etc.

Come fare? Non so bene. Forse, se bastasse un blocco temporale molto breve. Nell’ordine di 15/20gg, allora le conseguenze sarebbero sopportabili.
Altrimenti, solo un cambio dei paradigmi culturali e normativi potrebbe portarci ad una modalità di colloquio informatico.
Chissà, magari anche questa sarebbe una opportunità!

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